27-11-2009 Omega, "adesso il commissariamento"

Omega, "adesso il commissariamento"

Vergogna». Una miscela di rabbia e frustrazione svapora a pochi metri da palazzo Chigi, dove ieri sera si è tenuto il vertice sul gruppo Omega. Bloccano la strada antistante, diverse centinaia di lavoratori, delegazioni Agile-ex Eutelia e Phonemedia giunte da tutta Italia, in rappresentanza di oltre diecimila dipendenti. Aziende diverse (quel che resta della gloriosa Olivetti e dell'informatica italiana, da una parte, e una rete di call center tirata su a suon di contributi pubblici, dall'altra), che in comune, da qualche mese, hanno una proprietà, Omega, una società gestita da «liquidatori di professione», facente capo a una società fantasma con sede a Londra e 1 sterlina a bilancio.
È con la loro mobilitazione, culminata nella manifestazione nazionale di tutto il gruppo il 17 novembre, che i lavoratori, tutti senza stipendio da almeno tre mesi, sono riusciti a ottenere un tavolo alla presidenza del consiglio. Ora chiedono una cosa: il commissariamento, e con esso la possibilità di altri, «veri», imprenditori. «Non è più possibile una trattativa con questa proprietà», dice Alessandra. La notizia delle minacce a Federico Ruffo - il giornalista Rai che all'alba del 10 novembre ha filmato l'irruzione squadrista di un gruppo di vigilantes privati al seguito di Samuele Landi all'interno della sede occupata di Agile-Eutelia - ieri correva sulle bocche di tutti. Sommandosi a quelle di altre minacce e atti intimidatori che negli ultimi tempi hanno riguardato alcuni sindacalisti (da Catanzaro a Milano). Quando la delegazione sindacale viene lasciata passare attraverso la barriera di polizia che circonda palazzo Chigi, Antonio Di Pietro arringa il presidio accolto da uno scroscio di applausi: «Delinquenti come questi non possono presentare piani industriali, ma solo criminali, serve il commissariamento». E invece ieri sera, alla presenza del sottosegretario Letta, Claudio Massa ci ha provato di nuovo, affidando a una merchant bank la presentazione di «un piano industriale», «talmente serio da non presentare neppure un numero», racconta chi c'era. «Una discussione surreale», alla luce soprattutto della morìa in cui sia Agile che Phonemedia sono precipitate negli ultimi mesi. Talmente surreale che persino Letta si è alzato ed è uscito dalla stanza.
Martedì comunque la Fiom ha presentato richiesta di insolvenza, per quanto riguarda Agile-ex Eutelia, presso il tribunale di Roma, e il giudice ha fissato l'udienza per il 23 dicembre: «Già in quella data una decisione potrebbe essere presa», spiega Laura Spezia (Fiom). Certo, anche il governo dovrebbe avere qualcosa da dire al riguardo, considerato che il debito con il fisco ammonta a 22 milioni di euro (che si aggiungono ai 50 milioni di Tfr dovuti ai lavoratori). Fino ad ora invece il governo è rimasto alla finestra, e anche l'impegno preso da Giani Letta per un congelamento delle commesse (che per Agile scivolano via un giorno dopo l'altro) si è rivelato ben poco concreto, e il ministero dell'Ambiente non ha esitato pochi giorni fa a mandare a casa i lavoratori in mancanza della clausula fideiussoria che Omega non ha depositato. Ieri Letta si è giustificato dicendo che è difficile congelare le commesse in mancanza di lavoro. Sorvolando sul fatto che, per Agile, le commesse più importanti sono quelle pubbliche. Che hanno a che fare con servizi delicati come la gestione dei servizi informatici di ministeri chiave, come gli interni e la difesa.

 

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/11/articolo/1913/

 

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