18-11-2009 Olivetti alle radici di un sogno lontano

La sempre straordinaria Laura Curino racconta Camillo Olivetti in uno spettacolo che pare disegnato per le sue abilità di narratrice e di donna. Fra qualche giorno, dopo le repliche al Valle di Roma, andrà alla ex Eutelia, azienda in cui il conflitto dipendenti-proprietà sembra proprio l'opposto di quel sogno di industria illuminata che Olivetti aveva in mente

La disoccupazione involontaria è la peggior sorte che possa accadere a un uomo. "Fai tutto quello che ti pare opportuno, ma non licenziare mai i lavoratori". Così, Camillo Olivetti disse al figlio Adriano quando gli affidò la direzione dell'azienda. E' uno dei tanti aneddoti che Laura Curino e Gabriele Vacis raccontano al Teatro Valle, frammenti che ricostruiscono la vita dell'industriale più progressista della storia italiana. Il figlio era della stessa pasta. Laura Curino parte dell'epilogo. La morte di Adriano Olivetti nel 1960 e la sospensione per lutto del carnevale ad Ivrea.

Con voce da bimba, l'attrice chiede al suo amichetto Marino, dotto già dalla tenera età, che cosa abbia di speciale l'azienda Olivetti. Nota la differenza. Suo padre e il padre di Marino sono operai della Fiat e sembrano ingobbirsi, quando devono dire dove lavorano. Mentre lo zio di Marino lavora alla Olivetti e quando pronuncia il nome dell'azienda appare tutto orgoglioso e impettito. Ci credi che esiste un'azienda con l'asilo nido, la biblioteca, una grande terrazza dove poter prendere il sole in pausa pranzo? Una mensa in cui non danno la solita ribollita, ma offrono un pranzo da hotel? Lo sai che gli impiegati non lavorano chini sui macchinari in posti bui, ma possono godersi un paesaggio alberato intorno? Inoltre i bimbi possono andare a trovare i genitori in pausa pranzo e trascorrere il pomeriggio con loro.

E chi ci crederebbe, di questi tempi, a un racconto del genere? Nessuno. Basta pensare ai lavoratori della ex Eutelia. Azienda di telecomunicazioni passata di mano in mano e acquisita a giugno dall'azienda Agile del gruppo Omega. I dipendenti sono vittime di una speculazione finanziaria e di una mobilità senza regole. Gli imprenditori macinano profitti e scaricano i costi sulla prossima azienda. Agile non paga gli stipendi da tre mesi e adesso vuole ridimensionare il personale. Da 1900 dipendenti ne verranno licenziati 1200, una vera mattanza. I dipendenti hanno occupato, dal 28 ottobre, lo stabilimento ex-Eutelia in via Bona, subendo un'aggressione padronale notturna, capitanata da Samuele Landi. Chi è il loro capo? Con chi devono prendersela? Nemmeno si capisce chi gestisce l'azienda.

Eppure Camillo Olivetti aveva un sogno. Laura Curino prosegue col prologo. Va avanti capitolo dopo capitolo, tessendo il racconto di storia così diversa dall'Italia di oggi, un miraggio di un'imprenditoria sana. Camillo nacque nel 1868 a Ivrea, perse il padre da piccolo. Tutti i parenti temevano che la madre da sola l'avrebbe cresciuto "lasco". Timori infondati. Era sensibili e amante della cultura, Camillo, come lo era la madre. Aveva determinazione e pensava in grande. A volte si lasciava andare a delle "quarantottate", ma era sempre attento ai bisogni umani. Era con i manifestanti durante le 5 giornate di Milano, inimicandosi Bava Beccaris. Si iscrisse al partito socialista. Andava in giro con una bicicletta. Per l'alta borghesia di Ivrea l'ingegner Olivetti, era un utopista eccentrico, amante del rischio. Olivetti odiava i borghesi, gli ingegneri e anche le banche. Chiunque non sapesse nulla del lavoro manuale e avesse la pretesa di dirigere le fatiche altrui. Era il primo a mettere anima e corpo su un progetto. La sua prima azienda di strumenti di misurazione per l'elettricità, Cgs, assunse frotte di contadini. La borghesia si burlavano di lui, aveva affidato l'azienda a dei caproni. Olivetti parlava con i suoi dipendenti, di tutto, trattandoli da pari. Li istruiva, li guidava ad apprendere. Domenico Burzio il meno eloquente e il più burbero divenne il suo braccio destro, con solo la 2° elementare. Un Don Chisciotte e Sancho Panza all'italiana, insomma. Camillo voleva il benessere per tutti, per l'azienda, per i dipendenti, per la famiglia e i suoi 6 figli. Amava Wagner e non Puccini come i suoi contemporanei. Desiderava mescolare il tutto in armonia, passione, lavoro, affetti. La sfida maggiore fu l'esposizione universale a Torino nel 1911, dove venne terminata la prima macchina da scrivere, la Olivetti M1, davanti agli spettatori increduli. Quello fu l'inizio di una nuovo progetto, nato nel 1908, di cui tutti erano scettici. Tutti tranne i dipendenti. Loro si fidavano di Olivetti, il loro ingegnere spiegava sempre le ragioni di tutto, dei ritardi nei pagamenti e dei finanziamenti richiesti. Li includeva nella gestione. Odiava la separazione tra progettazione e organizzazione. Ben pagati, trattati come familiari, salutati con tanto rispetto.

I dipendenti della Olivetti erano i più invidiati. Camillo si spense nel 1943. L'arte nel lavoro, la sensibilità nei rapporti, il benessere a 360°. Questo era il suo progetto, un modo di gestione socialista e partecipante che avrebbe creato sicuramente non ultra-profitti a breve termine, ma un guadagno e una stima nel mercato che avrebbero reso a lungo.

La Curino porterà lo spettacolo a via Bona, il 18 Novembre, un omaggio ai dipendenti di ex-Eutelia. Molti pensionati Olivetti parteciperanno e racconteranno la loro esperienza in azienda. Che paragone impietoso tra il capitalismo di oggi e quello ben architettato da Olivetti, precursore dei tempi, radice di un sogno.

 

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