17-11-2009 In piazza a Roma i lavoratori Omega

Che la misura è  colma lo si capisce quando dall’assemblea improvvisata davati a palazzo Chigi si levano all’unisono le parole, «finchè non c’è risposta, noi da qui non ci si sposta». Sono le quattro del pomeriggio di una lunga giornata di mobilitazione, alcune centinaia di persone hanno occupato via del Corso, sedute a terra all’altezza delle sedi di parlamento e governo, quando finalmente Gianni Rinaldini, segretario Fiom, porta la notizia della convocazione di un tavolo di confronto per tutto il gruppo Omega, venerdì 27, presso la presidenza del consiglio.
Una novità positiva dopo la fumata nera della delegazione ricevuta nel primo pomeriggio dal sottosegretario Letta (che non aveva fissato una data). Ma dopo mesi di «tavoli» disertati dalla proprietà, nell’indifferenza della politica e dei media, senza stipendio e con le commesse che giorno dopo giorno vengono meno, in pochi cedono all’entusiasmo. Tutte le sedi (sia di Agile/Eutelia che di Phonemedia) sono occupate o in agitazione permanente. Il tempo stringe, e tutti i lavoratori entrati nell’orbita di un’azienda fantasma dal nome che è tutto un programma - Omega - esigono risposte.
«Ci sono 11 mila persone che perdono il posto non perchè c’è la crisi, ma perchè gli imprenditori fanno i ladri - si sgola Gianni Seccia, della Fiom, lungo il corteo - Chiediamo se questo è normale in un paese civile...». Lo striscione che apre la manifestazione nazionale dei lavoratori Omega, arrivati ieri da tutta Italia, è di quelli che puntano il dito senza timore: «Eutelia, Monte dei Paschi, Mediaset: loschi affari sulla pelle dei lavoratori». L’affollamento di politici (demodè di questi tempi) salta decisamente all’occhio e dice in qualche modo anche della simbolicità assunta dalla vertenza: c’è Bersani, Di Pietro (che fa un vero bagno di folla), Damiano, Chiti e poi ancora Ferrero, Giordano, Ferrando. C’è Susanna Camusso della segreteria Cgil, e i due segretari Fiom e Slc, Rinaldini e Miceli, che seguono la vertenza con le rispettive categorie.
Brian ha poco più di cinquant’anni e insieme ai suoi colleghi di Ivrea - partiti lunedì  sera per Roma - è memoria storica della triste fine dell’informatica italiana. Dalla «gloriosa» Olivetti a un’azienda di telecomunicazioni, Eutelia, che ha fatto la sua fortuna con i numeri pornografici (899 e via dicendo). E poi di lì a Agile e, nel giro di 24 ore, a Omega, che qualche settimana fa ha annnciato 1200 licenziamenti (su 2000 dipendenti acquisiti da Eutelia): «Una trappola». «Il problema è Eutelia», i lavoratori non hanno dubbi, e neppure il sindacato (la Fiom) che contro la società aretina ha recentemente depositato un esposto alla procura di Roma. È con l’acquisizione da parte di Eutelia che l’ex Olivetti (già frantumata in diverse società) è stata progressivamente depredata: degli immobili (come la sede di Pregnana milanese vicina alla sede Expo), delle professionalità, delle commesse. Su Agile, «una srl che può fallire tranquillamente e che oggi è controllata da una scatola vuota come Omega» sono stati caricati i debiti: compresi quei 45 milioni di Tfr che i lavoratori temono di non rivedere più. «Eutelia aveva bisogno di ripulirsi per diventare appetibile a chi, come Mediaset, è interessato al vero boccone della società, la rete telefonica», conclude Brian.
Per i dipendenti Phonemedia - 7 mila in tutto il paese - le cose non vanno meglio, anzi. Difficile per loro, persino ricostruire la data dell’acquisizione da parte di Omega. Il 3 luglio scorso la Restform Limited (il fondo inglese che controlla Omega e che, come svelato dal manifesto, ha 1 sterlina a bilancio) ha sottoscritto un contratto per l’acquisizione di due società lussemburghesi, che attraverso altre scatole societarie controllano Phonemedia. La giovane azienda fondata da Fabrizio Cazzago è cresciuta a suon di contributi pubblici regionali per le infrastrutture e per la buona occupazione. Totale: 20 milioni di euro, tra Calabria, Sicilia e Puglia. «E la buona occupazione è questa», chiosa Daniele, il sindacalista Cgil oggetto di intimidazioni a Catanzaro, dove il call center è presidiato permanentemente dai suoi oltre 2000 dipendenti.
Agile/Eutelia gestisce i sistemi di sicurezza della Difesa e non solo, Phonemedia fa attività di call center per grandi imprese come Enel, Telecom, Tim e così via. Commesse e lavoro, in entrambi i casi, non mancano. Servono imprenditori veri, ed è su questo che per il 27 lavoratori e sindacati vogliono una risposta.

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